52 Places to Go in 2017 by N.Y. Times

An article not to forget when looking for the next travel.

A list of 52 places on earth worth to visit during 2017.

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People against Power Point

Oggi la Repubblica pubblica un’intervista a Jeff Bezos.

Il fondatore di Amazon, il più grande mercato al dettaglio del mondo, è in vacanza in italia ed in particolare a Firenze dove ha incontrato anche Matteo Renzi.

La vacanza è stata anche il momento per annunciare ingenti investimenti in Italia (a Roma e Torino ) da parte del colosso Amazon. In cambio il Presidente del Consiglio ha ringraziato con una pappa al pomodoro, del filetto di manzo e del gelato alla crema. Il tutto innaffiato da una selezione di vini rigorosamente toscani. Il convivio si è svolto nella Sala degli Elementi di Palazzo Vecchio.

La cosa che più ho apprezzato dell’intervista oltre alle interessanti parole sul futuro dei giornali (Bezos ha anche acquistato il quotidiano Washington Post), sul cameo nell’ultimo film della saga Star Treck, sulla corsa allo spazio, sulla tecnologia in generale è stato il passaggio sulla cultura aziendale in Amazon.

Bezos dichiara che nell’azienda che ha rivoluzionato il commercio sono vietate le presentazioni con il Power point.

Prosegue, Sì, devi scrivere frasi complete, con verbi e nomi, argomenti, paragrafi. Il problema delle presentazioni è che sono facili per l’autore, perché basta mettere in fila una lista di punti, ma difficili per chi ascolta. Quando devi scrivere un documento di sei pagine, sei costretto a capire il tuo pensiero. Se scrivo, io stesso mi accorgo di aver capito meglio cosa volevo dire. Le nostre riunioni durano un’ora, un’ora e mezza. I primi trenta minuti li passiamo in silenzio, leggendo il documento e prendendo appunti. Dopo si discute. Leggere in silenzio migliora la qualità della conversazione“.

Belle parole, grazie Jeff.

Ci sto riflettendo. Mi serve una mezz’ora per prendere due appunti su questa storia, poi ne parliamo…

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Ai bivi più importanti della Repubblica non c’è segnaletica

L’ennesimo tentativo odierno dei partiti di risorgere dalle proprie ceneri suona come l’ultimo grido di un corpo morente e straziato che tenta di sopravvivere. Ma è destinato a spirare.

Eleggere Napolitano è masochismo. Un uomo di 88 anni che ha dichiarato più volte la sua propria elezione come un inutile compromesso dichirandosi inoltre stanco e vecchio non può essere constretto a prendere le redini di un Paese. È stato partigiano ed ha scritto una delle più belle Costituzioni del mondo. Ma non ci sono uomini per tutte le stagioni. E il Paese ha bisogno di persone nuove anche al vertice delle istituzioni più importanti.

Il PD ha semplicemente deciso di interrompere autunomamente l’alimentazione assistita che lo legava ad una parte sempre minore del Paese. Sembrerebbe che la segreteria tutta abbia presentato le dimissioni a causa di questa scelta sciagurata. Il congresso si avvicina. Bersani ha miseramente fallito, e spero abbia il buon cuore di farsi da parte. La componente dalemiana, come dimostrato durante le votazione per il Presidente della Repubblica, è presente e non si nasconde. Un segnale chiaro a tutta la dirigenza. Renzi si ostina a voler rappresentare un PD unito, o almeno ci prova con scarsi risultati. Non ci sarà da meravigliarsi se un giorno anche lui si stufasse di un partito incrostato, sterile ed incapace di recepire le istanze di cambiamento e finisse per creare l’ennesimo inutile partito personale. Il PD, con Bersani a capo e Renzi a rimorchio, ha condotto una campagna elettorale contro il giaguaro per poi accontentarlo con il bis di Napolitano ed il suo garantismo garantito. È la prova provata di una classe dirigente in completa confusione ed incapace di ritrovare il bandolo della matassa politica e sociale.

Il PDL non ha mai fatto una vera proposta per il Presidente dello Stato. Ha lasciato l’iniziativa nelle mani di altri. Morale della favola: come al solito il partito di Berlusconi esce vincitore o quasi tale dalle battaglie parlamentari senza essere protagonista. Sia in caso di governissimo, che in caso di nuove elezioni il consenso ottenuto alle scorse elezioni resterà uguale o aumenterà in virtù di queste strategie.

Il M5S sia per strategia che per incapacità altrui questa volta esce vincente. Hanno accettato il compromesso e rimettendosi al popolo della rete hanno scelto di proporre una figura coinvolta precedentemente con i partiti in virtù della sua parziale terzietà e di una comprovata competenza. Se avevano perso gran parte della loro credibilità l’hanno riacquistata e si ripropongono come alternativa valida al Paese.

Ernest Hemingway diceva che “bisogna arrendersi: ai bivi più importanti della vita non c’è segnaletica”.
Oggi i partiti e la casta hanno disatteso questa profezia decidendo in modo codardo di non fare nessuna scelta e di tornare indietro sullo stesso sentiero già percorso.

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Centrosinistristra in the SKY: come ci siamo arrivati.

Mentre alcune zone del Paese affogano nel fango il centrosinistra si dà appuntamento a Milano e tenta di declinare con i fantastici 5 che ci hanno messo la faccia una nuova idea di Paese: un Paese governato dal centrosinistra, un Paese dove le cose ce le si dice in faccia e ci si prende la responsabilità di farlo, fiduciosi che questo possa giovare ad un’Italia che deve tornare ad essere Bene Comune.

È strano pensare che solo un anno prima, il 12 Novembre 2011, Berlusconi rassegnava le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Cosa sia successo durante gli ultimi 365 giorni lo si capirà  bene solo fra qualche anno. Intanto il centrosinistra ha ripreso forza, ha desiderio di dibattere e proporre e lo fa con grande vivacità. Veltroni aveva provato nel 2008 a non nominare mai il “principale esponente della coalizione a noi avversa” nei suoi comizi, ma ne era uscito purtroppo con le ossa rotte e con un partito che da li a poco lo avrebbe disarcinato dalla guida del PD e lo avrebbe pian piano marginalizzato fino all’annuncio di poche settimane fa di non ricandidarsi. Io resto personalmente grato a Veltroni, se ieri sera abbiamo potuto vedere un bel dibattito lo si deve anche a lui, al suo discorso del Lingotto, alla sua idea di PD forte. L’esperienza dell’Unione (2005-2008) di Prodi fu fallimentare. Era allora impossibile descrivere un’idea per il Paese che non s’incentrasse sulla contrapposizione a Berlusconi. L’unico collante di quell’accozzaglia di partiti era la lotta al Cavaliere, che grazie a Mastella riuscì  a tornare al Governo. Veltroni provò un operazione impossibile e perse (non fallì! ) stricto sensu. Allargando il nostro orizzonte è difficile smentire il fatto che 3 candidati su 5 alle primarie del centrosinistra siano del PD, abbiano tutti esperienze governative e stiano discutendo una nuova idea di Paese aprendo a tutti coloro che hanno idee progressiste e riformiste. Le idee proposte alla fondazione del Partito Democratico con Segretario Walter.

Non voglio qui proporre l’esegesi di questo dibattito ma avevo bisogno di capire come siamo arrivati a ieri sera per chiarirmi le idee.

Ci stiamo incamminando dunque verso una potenziale nuova stagione che alcuni hanno definito Terza Repubblica. Tralasciando il dibattito sull’esistenza o meno di una Seconda Repubblica, possiamo sicuramente dire che qualcosa sta cambiando e sta avvenendo sulla  scia di quanto dicevo prima. I favoriti delle primarie sono Bersani e Renzi. Chiunque vincesse il PD avrebbe lo scettro e potrebbe fare il bello ed il cattivo tempo: in soldoni scegliere alleanze e fare la voce grossa come partito di maggioranza.

Bersani ha dimostrato di saper fare, Renzi ha più  vision (fosse anche solo per una questione anagrafica), la Puppato una nuova idea di mondo e porta quel tocco di femminilità  che non guasta mai, Vendola affascina ma pecca di pragmatismo, Tabacci è pragmatico ma non affascina. Io spero, chiunque vinca le primarie, che si possa fare una squadra forte e coesa che comprenda tutti coloro che hanno dibattuto ieri sera per la nostra Italia che ne ha ora più che mai bisogno di persone che lottino per una causa Comune!

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A Rio 20 anni dopo

Dal 1972 a oggi i governi di tutto il mondo hanno organizzato eventi al fine di migliorare le condizioni dell’ambiente in cui viviamo aumentando la consapevolezza che il pianeta sul quale viviamo è l’unico che abbiamo e che le risorse a nostra disposizione sono limitate.

I leader mondiali hanno sottoscritto nel corso delle precedenti conferenze delle Nazioni Unite alcune importanti dichiarazioni sullo sviluppo sostenibile: la Dichiarazione di Stoccolma (1972), la Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (1992), la Dichiarazione di Johannesburg (2002), e hanno adottato alcuni importanti documenti programmatici: l’Agenda 21 di Rio de Janeiro (1992) e Il Piano d’azione di Johannesburg (2002).

Sviluppo sostenibile: questo sconosciuto

Per definire lo sviluppo sostenibile ci sono utili le parole di Gro Harlem Bundtland, contenute nell’omonimo rapporto elaborato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile, che definisce lo stesso come “processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”.
Nel documento vengono enfatizzati gli obiettivi di miglioramento non solo ambientale, ma anche economico e sociale. Questi aspetti vanno implementati sia a livello locale che globale, nel rispetto di tutti gli individui e cercando di assicurare loro migliori condizioni di vita.
Il fine di Bruntland e della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile era quello di avviare la discussione e creare i presupposti per la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni ma non compromettendo le capacità di quelle future. Nascevano in questo modo i diritti umani di terza generazione che vogliono tutelare anche coloro che oggi, data la loro assenza, non possono partecipare al processo decisionale garantendo l’eguaglianza intergenerazionale e la sostenibilità ambientale.

Rio+20

Con la Risoluzione RES/64/236 del 23 dicembre 2009, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito di organizzare nel 2012 la conferenza sullo sviluppo sostenibile (UNCSD), denominata anche Rio+20, in quanto cade a 20 anni di distanza dal Vertice della Terra di Rio de Janeiro UNCED del 1992.
La conferenza, che si svolge in questi giorni (dal 20 al 22 giugno) a Rio de Janeiro, ha l’obiettivo di promuovere nuovi traguardi, considerare i progressi raggiunti e valutare le lacune per poter poi affrontare le nuove sfide in linea con le raccomandazioni emerse in passato dai vertici sullo sviluppo sostenibile.
La Conferenza si concentra su due temi principali. Il primo tema cardine ripropone una definitiva conciliazione tra crescita e rispetto dell’ambiente, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Questi ultimi potrebbero essere i maggiori beneficiari di un definitivo spostamento verso una “economia verde”. La discussione del secondo tema verterà invece sulla razionalizzazione delle organizzazione ambientali e delle regolamentazioni a livello globale e locale.

Un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e riduzione della povertà

A livello macroeconomico questa transizione comporta l’attuazione di riforme e la creazione di incentivi per la tutela delle risorse naturali, il potenziamento delle infrastrutture per l’ambiente, l’introduzione di eco-tecnologie, la creazione di investimenti e l’eliminazione di sussidi dannosi per l’ambiente. Grazie a questa politica economica il settore privato riuscirebbe ad incrementare gli investimenti per l’innovazione al fine di sfruttare le opportunità derivanti da un’economia verde.
Oggi, più che ieri, si è consapevoli che il rispetto dell’ambiente non inibisce la creazione di ricchezza né deprime l’opportunità di occupazione. Al contrario, i settori più fiorenti sono molto spesso i settori “verdi” che quindi offrono crescita e occupazione.
Affinché avvenga tutto ciò la transizione deve investire la totalità degli attori di governo e dei soggetti operanti sul territorio (imprese, parti sociali, cittadini). Bisogna proporre nuove misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione che abbiano come obiettivo il rispetto dell’ambiente.
Il dibattito teorico sta lasciando progressivamente spazio alla sperimentazione e all’attuazione di specifiche misure che possano facilitare e velocizzare l’azione dei governi. In tal senso alla conferenza Rio+20 saranno presentati un Global Green New Deal (GGND) e la Green Economy Initiative.
I maggiori beneficiari di queste misure e dell’applicazione di questi nuovi paradigmi dovrebbero essere proprio coloro che oggi non vivono nelle condizioni di vita più fortunate ma che non avendo mai distrutto il loro legame con l’ambiente possono oggi essere i primi a trarre i benefici di questa rivoluzione culturale e tecnologica.

Un quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile

Il secondo tema principale della conferenza sarà la riorganizzazione del quadro istituzionale dello sviluppo sostenibile. Una reale e concreta implementazione delle politiche di sviluppo ha un disperato bisogno di un approccio istituzionale che sia unitario e organizzato.
Per questo motivo ai tre pilastri principali dello sviluppo sostenibile (ambiente, economia e società) a Rio sarà chiesto di rivedere e rafforzare le strutture esistenti e di considerare il settore istituzionale come il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile.
Da queste premesse nasce il concetto di Governance dello sviluppo sostenibile che comprende l’analisi e la riorganizzazione sia delle strutture istituzionali che si occupano di ambiente sia di quelle operanti nelle aree economiche e sociali.
Uno dei punti centrali del dibattito avviato a livello internazionale riguarda la possibilità di riformare l’attuale architettura istituzionale delle Nazioni Unite i cui organismi, programmi e risorse non sembrano più adeguati alle sfide contemporanee.
Molto probabilmente sarà avanzata l’ipotesi di trasformazione dell’UNEP (United Nations Environment Programme) in un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che lo collochi sullo stesso livello di organismi quali la FAO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il nuovo organismo avrà il compito di ridurre la frammentarietà che caratterizza il sistema internazionale di tutela dell’ambiente, suddiviso in più di 500 accordi internazionali e regionali.
L’Italia e l’Unione Europea sostengono in tal senso già dal 2005 la creazione di un’Organizzazione Mondiale sull’Ambiente (UNEO).

“Non siete qui per curare la vostra immagine, ma per fare un mondo migliore”

La conferenza rappresenta una sfida importante che mira, attraverso uno sforzo congiunto da parte dei governi e della società civile, a raggiungere obiettivi comuni e tutelare gli equilibri del pianeta, verso un nuovo assetto per lo sviluppo sostenibile globale e per l’umanità. Una nutrita parte della comunità internazionale e soprattutto le associazioni e la società civile da anni impegnati nella lotta per l’ambiente chiedono che si faccia di più, più in fretta e in modo più esplicito.
Il futuro del nostro pianeta non è retoricamente in pericolo e come ha detto Britney Trifford (17/enne della Nuova Zelanda) ai leader presenti all’apertura del vertice in Brasile “l’orologio è scattato e loro non sono lì per curare la loro immagine, ma per fare un mondo migliore”.

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Oggi al Parlamento europeo

Il mio articolo per Gli Euros.

I principali dossier in discussione nella plenaria di maggio

La sessione plenaria di Strasburgo si è aperta con le parole di disprezzo che il Presidente Martin Schulz ha espresso nei confronti di chi ha commesso l’orribile attentato alla scuola di Brindisi e la solidarietà di tutti i deputati ai familiari delle vittime. Schulz ha inoltre manifestato la partecipazione del Parlamento al dolore dei familiari delle vittime del terremoto in Emilia.

«Un tempo esisteva una regola non scritta, secondo la quale neanche i peggiori criminali uccidevano bambini o ragazzi, ma purtroppo questo confine è stato spesso superato. Non si può provare che disprezzo per chi ha perpetrato tali atti», ha aggiunto il Presidente Schulz, esprimendo poi il cordoglio alla famiglia di Melissa, la ragazza di 16 anni uccisa dall’esplosione, e i migliori auguri a Veronica, che sta ancora combattendo per restare in vita, come pure alle altre vittime e ai loro insegnanti e amici.

Schulz ha anche sottolineato che la scuola oggetto dell’attentato era stata dedicata a Francesca Morvillo Falcone, moglie del giudice anti-mafia Giovanni Falcone, entrambi assassinati durante un attentato codardo e cruente. Il Presidente del Parlamento europeo ha poi espresso il cordoglio del Parlamento per le vittime del terremoto in Emilia, che ha causato 7 morti, 50 feriti e 5.000 sfollati.

Nonostante la tristezza il lavoro deve continuare e gli eurodeputati oggi più che mai devono mostrare il loro impegno e la loro abnegazione per la causa europea.

Lo scorso fine settimana il G8 si è riunito a Camp David e i riflettori erano tutti puntati sui leader europei. E’ fondamentale il segnale del summit che conferma “l’energico impegno per l’implementazione della solidità fiscale europea”. I leader del G8 ritengono fondamentale la coesione della zona euro ed hanno riaffermato a Camp David il loro forte interesse affinché la Grecia resti in Europa rispettando i suoi impegni.

Stabilità e crescita sono dunque gli imperativi con i quali Barroso, Van Rompuy, la Merkel, Monti e l’ultimo, ma non meno importante, arrivato nuovo presidente francese Francois Hollande, tornano nel vecchio continente.

L’agenda della sessione plenaria di Strasburgo subisce gli effetti della crisi. Barroso parteciperà ad un dibatitto incentrato sull’economia in vista del vertice informale dei 27 leader europei mercoledi 23 maggio. Allo stesso incontro anche Schulze, che giovedi illustrerà’ gli esiti del consiglio straordinario.

Ricette anticrisi, geopolitica ed omofobia: diamo uno sguardo approfondito alle tematiche che saranno trattate.

Parlamento: no a mezze misure sulla tassa sulle transazioni finanziarie

La tassa sulle transazioni finanziarie (TTF), cosi come proposta, dovrebbe essere migliorata per garantire una copertura più ampia e rendere svantaggiosa l’evaderla, secondo quanto dovrebbero affermare i deputati in un’opinione in votazione mercoledì. I deputati dovrebbero anche proporre di andare avanti col progetto legislativo anche nel caso in cui solo alcuni stati membri lo appoggiassero.

Ridurre gli sprechi di risorse per rilanciare l’economia

Ottimizzare l’uso efficiente e il recupero delle risorse naturali renderà l’economia dell’UE più competitiva e rispettosa dell’ambiente, secondo una risoluzione che sarà messa ai voti giovedì. I deputati richiederanno norme più severe in materia di gestione dei rifiuti e l’abolizione delle sovvenzioni dannose per l’ambiente. Il Parlamento discute Consiglio europeo e aiuti alle PMI Martedì alle 15.00, i deputati discuteranno di «investimento, crescita e occupazione» con il Presidente della Commissione José Manuel Barroso, prima dell’atteso vertice informale dei leader UE che si terrà mercoledì. Le piccole e medie imprese – fattori trainanti della crescita e della creazione di posti di lavoro – saranno l’oggetto di un dibattito separato con il Consiglio e la Commissione martedì alle 9.00, nel quale si discuterà del loro accesso ai fondi strutturali dell’UE.

Quanta Cina c’è in Europa?

A differenza degli USA, l’UE non conosce con esattezza l’estensione della penetrazione economica della Cina e dei suoi investimenti in imprese europee o in titoli di debito pubblico. L’Unione dovrebbe dotarsi un meccanismo coordinato di controllo che garantisca una valutazione ex ante degli investimenti strategici stranieri, sul modello di un sistema simile già operante negli Stati Uniti, secondo un progetto di risoluzione che i deputati voteranno mercoledì. Ucraina: dibattito in plenaria dopo le concessioni ottenute dal Presidente Schulz Martedì, i deputati discuteranno la situazione in Ucraina, in particolare il duro trattamento riservato in carcere alla leader dell’opposizione Yulia Tymoshenko. Mercoledì 16 maggio, il Presidente del PE Martin Schulz ha incontrato il Primo ministro ucraino Azarov, che ha dato il suo accordo all’invio di una missione di medici del Parlamento per curare Tymoshenko e di un osservatore per seguire il processo di secondo grado.

Omofobia: una risoluzione per sbloccare la proposta di legge ferma al Consiglio

I deputati discuteranno la lotta contro l’omofobia in Europa con rappresentanti del Consiglio e della Commissione e voteranno una risoluzione giovedì. Una proposta di legge UE per garantire la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dall’orientamento sessuale, l’età, la religione o la disabilità è stata approvata dal Parlamento nell’aprile del 2009, ma è da allora bloccata dal Consiglio dei Ministri.

Divario retributivo tra i generi: i deputati chiedono sanzioni più severe

Il Parlamento chiederà alla Commissione europea di varare nuove misure per colmare il divario retributivo tra i generi, comprese sanzioni più severe per i datori di lavoro. Il progetto di risoluzione, che sarà votato giovedì, evidenzia che il divario retributivo medio nell’Unione è del 16,4%, e che in alcuni stati membri è addirittura aumentato.

Regole più severe per salvare il tonno rosso

Nonostante la situazione del tonno rosso sia recentemente migliorata, le catture illegali e le flotte di pesca devono essere ridotte al fine di garantire lo sviluppo sostenibile dello stock. Mercoledì, i deputati voteranno per aggiornare la legislazione dell’UE, introducendo misure concordate a livello internazionale per ridurre le quote e rafforzare i controlli.

Nuovi poteri d’inchiesta per gli eurodeputati? Un progetto per rafforzare i poteri d’inchiesta del Parlamento europeo includendovi il diritto di condurre indagini in loco, convocare testimoni a deporre sotto giuramento, accedere a documenti pertinenti e richiedere consigli di esperti sarà messo ai voti giovedì.

Una sessione plenaria molto importante non solo per le tematiche ma anche per la sua vicinanza temporale al vertice informale dei 27 leader dei Paesi dell’Ue che si terrà a Bruxelles il 23 maggio. Il vertice sarà molto importante, perché precede l’occasione più ufficiale, ossia il vertice di giugno. Nello stesso mese avremo anche l’esito delle nuove elezioni greche.

Il G8 ha indicato la strada della crescita come l’unica percorribile ma restano ancora numerosi nodi ai quali solo l’Europa può rispondere. In questo momento di crisi è necessario forse decider cosa ne sarà dell’Europa tra dieci anni senza le solite dichiarazioni generiche.

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The State of the Union

Il mio articolo per Gli Euros.

Firenze capitale europea

Le strategie per stimolare la crescita e stabilizzare i mercati finanziari sono stati i temi maggiormente discussi nel corso della conferenza “The State of the Union”. L’evento, giunto alla sua seconda edizione, si è svolto nella fantastica cornice di Palazzo Vecchio a Firenze ed è stato quest’anno organizzato dallo European University Institute di Firenze.

Lo scopo della conferenza, come hanno sottolineato i suoi promotori, è stato quello di riunire insieme personalità di alto profilo, accademici, policymaker, impreditori e opinion leader per dar vita a un dibattito sul futuro dell’Unione Europea. In particolare quest’anno il dibattito si è concentrato sui seguenti temi: la governance economica, il ruolo dell’UE in un contesto globale i cui equilibri sono in continua evoluzione e le politiche energetiche.

Gli oratori hanno cercato di dare una risposta a interrogativi riguardanti il ruolo delle banche centrali nella gestione della crisi e il confine tra la politica monetaria e quella fiscale, cercando di individuare le riforme di lungo periodo possibili.

Il dibattito ha rivelato una grande incertezza sul giudizio in merito alle attuali politiche di austerità. E’ emerso il timore che, dopo le elezioni tenutesi in Grecia, il collasso del Paese, che solo poche settimane fa sembrava scongiurato, sia invece altamente probabile. Il tema del futuro della Grecia non è stato trattato apertamente ma gli interventi hanno lasciato intuire una diffusa preoccupazione.

Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, ha dichiarato che l’UE è tenuta a rafforzare il proprio sistema di governance attraverso l’utilizzo degli strumenti che il Trattato di Lisbona mette a disposizione, invece di inventarne di nuovi. Un settore fondamentale quale quello dell’energia, base sulla quale si innestò il “progetto europeo”, necessita oggi di maggiori investimenti. In particolare, ha affermato Fulvio Conti, si rende necessario un rafforzamento del settore energetico soprattutto nei prossimi quattro anni attraverso politiche stabili, chiare e di lungo raggio. Gli investimenti dovranno contribuire alla “de-carbonizzazione” delle economie degli Stati membri al fine di assicurare un futuro sostenibile alle prossime generazioni.

Anche Daniel Gros, Direttore del Centre for European Policy Studies, ha chiamato al banco degli imputati l’austerità. Siamo sicuri che non sia l’austerità stessa il maggiore problema che l’UE è tenuta ad affrontare in questo momento?

Come ha dichiarato Michele Barnier, Commissario al Mercato Interno, l’UE sta vivendo un grosso paradosso. Egli ha convintamente affermato che: “Il mercato unico potrebbe essere la prima vittima della crisi, ma resta allo stesso tempo la più grande opportunità che abbiamo per uscirne”. Le maggiori opportunità di crescita risiedono ancora oggi secondo Michel Barnier nel mercato unico europeo, un mercato composto da 500 milioni di consumatori.

Ovviamente, suggerisce Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Ferrari S.pA., “c’è bisogno di più Italia in Europa e di più Europa in Italia”. La crescita economica arriverà solo dopo aver rafforzato il mercato unico ed i suoi servizi: serve ancora più integrazione tra le economie degli Stati membri.

Integrazione che si costruisce secondo Edmond Alphandéry, Presidente del Consiglio d’Amministrazione di CNP Assurances, anche attraverso la riduzione delle disparità tra i salari percepiti dai lavoratori all’interno del mercato unico europeo. Il numero uno di CNP Assurances ha anche criticato la BCE per la sua politica monetaria restrittiva, esempio di rigore senza eguali al mondo. La FED statunitense e la Banca del Giappone non attuano infatti una politica monetaria sul modello di quella messa in atto dalla BCE.

Edmond Alphandéry ha affermato che, qualora la BCE dovesse continuare sulla strada intrapresa, il risultato potrebbe essere l’indebolimento dell’integrazione economica: le esportazioni tedesche, per fare un esempio, potrebbero diminuire sempre di più e così accadrebbe anche per la produttività dei Paesi della sponda Sud dell’Europa.

Dall’altra parte del Pacifico, la voce di Barry Eichegreen, Professore di Economia e Scienza Politica a Berkeley, suggerisce una serie di misure, dall’emissione di Eurobonds, ad una riforma del regime fiscale, alla fine dei programmi di austerità, ad un maggior supporto alla crescita economica da parte della BCE. Un piano senza fronzoli che potrebbe, secondo uno dei luminari dell’economia contemporanea, salvare l’UE e anche la Grecia, alla quale dovrebbero essere forniti maggiori aiuti economici dagli altri Stati membri.

Qualora tali misure non venissero attuate i problemi potrebbero essere numerosi. E non c’è bisogno di elucubrazioni filosofiche per capire che gli estremismi, soprattutto quelli di destra, pendono come una spada di Damocle sul nostro continente.

Le recenti elezioni lo hanno dimostrato chiaramente. In Francia, pur non arrivando al ballottaggio, il Front National di Marie Le Pen è stato il terzo partito più votato e in Grecia il partito Alba Dorata ha conquistato il 7% dei voti e ben 21 deputati. Il cambio della guardia a Piazza Syntagma potrebbe non avvenire a causa della difficoltà di formare un governo di colazione nazionale, fondamentale per traghettare finalmente il Paese in acque più sicure, ed un eventuale scivolone ellenico potrebbe far franare l’intero “castello europeo”.

Un 9 maggio questo al Palazzo Vecchio a Firenze non all’insegna della festa ma con tanti spunti di riflessione per continuare a guardare al futuro con speranza e voglia di continuare la costruzione della nostra “casa comune europea”. Come dichiarò Robert Schuman il 9 maggio del 1950 a Parigi: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania”. Allora, come adesso.

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Homo faber legis suae

Il mio articolo per Gli Euros.

l cittadino europeo diventa legislatore.

L’obiettivo è quello di «Permettere ai cittadini di rivolgere alla Commissione europea i loro problemi e le loro domande» ha spiegato il deputato francese di centro destra Alain Lamassoure, co-relatore sul tema in Parlamento con l’ungherese di centro sinistra Zita Gurmai. «Se i cittadini pensano che bisognerebbe prendere decisioni diverse da quelle votate, oggi possono manifestare la loro opinione con una sola voce. E le istituzioni dovranno ascotlarla, reagire e spiegare la loro scelta”.

“La creazione di un’iniziativa dei cittadini europei è una grande novità e potrebbe permettere all’opinione pubblica europea di avere un certo impatto sul processo decisionale dell’UE. L’iniziativa contribuisce alla creazione di una «sfera pubblica europea» e incoraggia delle azioni venute direttamente dai cittadini (bottom-up). I cittadini dei 27 Stati membri non sono semplicemente invitati, ma hanno ora il diritto di presentare delle proposte e costruire la propria identità europea in modo diretto e tangibile.” Queste sono le parole di Georgios Papastamkos, Vicepresidente del Parlamento europeo

Era stato proprio il parlamento europeo a proporre l‘inserimento dell’iniziativa dei cittadini nel trattato costituzionale e, in seguito, nel trattato di Lisbona. L’approvazione di questo strumento ha prodotto uno strumento facile e meno burocratico alla portata di tutti i cittadini europei.

Il Parlamento giocherà un ruolo importante nelle iniziative cittadine: accoglierà delle audizioni pubbliche per quelle che hanno raccolto più di un milioni firme che dovranno in seguito essere esaminate dalla Commissione europea. Non va dimenticato infatti che a partire dal trattato di Lisbona il Parlamento ha un ruolo di co-legislatore con il Consiglio.

Il ruolo del parlamento sarà quello di salvaguardare la trasparenza e la protezione da ogni tentativo di manipolazione oltre al sostegno organizzativo. Verra’ inoltre assicurato che le iniziative siano trasparenti e protette da ogni tentativo di manipolazione. Visto che è la prima volta che l’UE si dirige in questa direzione, c’è il rischio che quest’avventura sia discreditata o deformata. In particolare nel caso in cui le grandi aspettative dei rappresentanti della società civile non trovino un riscontro nella realtà.

«People have the power»

«Gli organizzatori dell’iniziativa dei cittadini disporranno di un potere d’iniziativa equivalente a quello del Parlamento europeo e del Consiglio» ha sottolineato Alain Lamassoure. «Un nuovo diritto e un potere senza precedenti. Oggi è dunque naturale che questo diritto sia accompagnato da qualche dovere per garantire delle iniziative serie con un respiro paneuropeo».

«In poche parole, un milioni di persone potranno richiedere alla Commissione europea di proporre delle nuove misure a livello europeo» ha indicato Zita Gurmai. Il tono partecipativo di questa iniziativa si aggiunge alla tradizione democratica del nostro processo decisionale.

Qual e’ l’iter da seguire?

Per ottenere l’autorizzazione, ogni iniziativa dei cittadini sarà esaminata dalla Commissione e dovrà rispettare certi criteri: [1]

- deve riguardare un tema di competenza della Commissione europea (allargamento, agricoltura, ambiente, trasporti, sanità)
- deve essere sostenuta da un milioni di firme di cittadini europei (in età di voto) da almeno sette Stati membri
- le firme devono essere raccolte in un periodo massimo di un anno da un comitato di sette cittadini provenienti da sette Stati membri diversi. Le firme possono essere raccolte on-line (l’UE propone uno strumento gratuito)

Una volta che l’iniziativa sarà dichiarata ammissibile dalla Commissione europea:

- gli organizzatori incontrano la Commissione per spiegarsi.
- 
preparano un discorso per un’audizione pubblica in Parlamento.
- la Commissione dovrà pronunciarsi entro tre mesi su quale azione prenderà e perché.

Grazie a questa iniziativa, il cittadino è posto al centro del processo decisionale europeo. Un milioni di cittadini, appartenenti ad almeno sette Stati membri dell’UE, possono inoltrare alla Commissione europea una proposta legislativa.

L’uomo europeo propone per l’ennesima volta uno strumento innovativo e senza precedenti nella storia della democrazia.

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La Val di Susa mette l’Italia in ginocchio

La mia traduzione dell’articolo di Marta Castellani su Gli Euros.

Non tutti sanno che la moderna era dei treni ad alta velocità ha avuto inizio più di un secolo fa, all’inizio del 1900. Dopo più di cento anni di crescente sviluppo dell’industria dei trasporti c’è ancora un grosso divario tra quelle parti del mondo che hanno implementato queste tecnologie e le parti che sono rimaste con quelle tradizionali. E pochi sanno che anche nei paesi europei esistono queste forti differenze.

In Italia, per esempio, negli scorsi venti anni, è andata avanti ciò che può essere considerate una vera e propria guerra civile. La ragione dell’insoddisfazione e dei disordini che ne sono scaturiti sono dovuti ai trasporti e più esattamente alla linea ad alta velocità Lione-Torino. Una ferrovia che connette l’Italia con la Francia è sempre esistita. Gli scontri hanno avuto inizio quando il TGV (Trains à Grande Vitesse) francese e la TAV (Treno Alta Velocità) italiana hanno cominciato a lavorare insieme per modernizzare i vecchi tracciati e dar vita all’alta velocità tra Lione e Torino.

Le popolazioni che abitano l’area interessata dai lavori hanno dato vita a comitati civici al fine di esprimere il loro dissenso e la loro ferma opposizioni a ciò che consideravano un veicolo di distruzione delle bellezze naturali del Bel Paese oltre che che un volano di nuove malattie. Prima o poi, comunque, anche le frange più estremiste della resistenza la smetteranno e lasceranno I lavori andare avanti.

Comunque, ci sono ancora gruppi che non sembrano voler abbandonare la protesta. Tutto ciò sta provocando molti problemi e rallentamenti al governo italiano.

Una delle fortezze di queste proteste è in Val di Susa. L’alta velocità taglierà quest’area per 7400 kilometri, 4598 miglia. La LTF (Linea Ferroviaria Torino Lione) e la RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sono i promotori della linea comune che dovrebbe connettere Lione a Torino. La parte più importante del tracciato è rappresentata dal tunnel che collega Saint-Jean-de-Maurienne in Francia con la Val di Susa in Italia. Un tunnel che completerebbe la sezione italiana del progetto e consentirebbe di mettere concludere tutto il progetto, considerando che la Francia ha già concluso la sua parte di lavoro l’anno passato.

Dei veri e propri gruppi armati sono rimasti per mesi a presidiare l’area accampandosi sui territori che dovevano essere luogo di lavoro, non consentendo ai lavoratori di continuare I lavori della costruzione della ferrovia. Le proteste sono addirittura degenerate in varie occasioni, fino a sfociare in scontri tra i protestanti e l’esercito italiano. Anche gli stessi lavoratori sono a volte colpiti dagli attacchi. Negli scorsi giorni sono state lanciate delle bombe nelle sezioni di partito e nei palazzi locali del governo e i manifestanti più radicali hanno creato alcuni movimenti estremisti mettendo anche a rischio la loro vita.

Quasi un mese fa Luca Abba’, un cittadino italiano, schierato da sempre contro la linea Lione-Torino, si è arrampicato su un traliccio elettrico dove è stato colpito da una scossa precipitando al suolo. Oggi si trova ancora in ospedale in condizioni gravi ma stabili. Per mostrare il loro supporto a Luca i protestanti hanno occupato l’autostrada A32 che connette l’Italia alla Francia attraverso il Tunnel del Frejus.

Appena i media nazionali e globali hanno cominciato a dare rilevanza a questi disordini le proteste sono divenute anche più crudeli. Secondo Mario Virano, Commissario Speciale del Governo per Il TGV, un gran numero di violenti si è infiltrato e mischiato con i membri dei cosiddetti NO-Tav. Questi ribelli “sono esponenti che provengono sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra ed essi non sono in Val di Susa per loro scelta, ma sono stati invitati dai loro gruppi di appartenenza con il solo fine di scontrarsi con la polizia in modo da aggravare la situazione già molto delicata”. A sorpresa, essi sono però supportati dagli stesi gruppi NO-Tav: “E’ il comitato che dirige i violenti – spiega ancora Virano -, essi controllano i flussi di violenze secondo quanto gli convenga, e valutando caso per caso”. Il commissario non è il solo a condividere questa analisi. Secondo Virano l’alternarsi di iniziative pacifiche e di dimostrazioni di forza non sono casuali.

Nonostante tutte le manifestazioni contro la costruzione della ferrovia, i leader europei insieme con il governo italiano hanno già approvato il progetto negli anni scorsi e adesso non c’è modo di tornare sui propri passi. La Commissione Europea ha mostrato molte volte il suo disappunto per il modo in cui il governo italiano ha mantenuto l’ordine in Val di Susa. Il ritardo Italino sta causando problemi al resto dell’economia europea e al progresso del commercio nell’Eurozona. La linea Torino-Lione ha infatti un ruolo strategico negli scambi tra Europa e Medio-Oriente. Questa linea dovrebbe rappresentare, grazie alla sua posizione geografica al centro del continente, la più importante tratta commerciale di tutta l’Europa. E può facilmente essere la maggiore piattaforma commerciale alla quale tutte le altre piccole piattaforme dovrebbero convergere.

L’Europa ha già pensato al Piano B, che include la possibilità di lasciare l’Italia fuori dall’alta velocità’, attraversando l’Europa da East a West, e non più verticalmente da Sud a nord. Questa idea è stata presto scartata. Il vecchio treno Torino-Modane ha provato l’efficienza commerciale di quest’asse ma, ancora di più, tutti gli investimenti finanziari e tutti i soldi già stanziati dall’UE sono stati riscossi e usati dal governo italiano (a novembre 2007, per esempio la Commissione Europea, ha concesso 671.8 milioni di euro, quasi un terzo del suo valore totale, alla sezione della linea Lione-Torino). L’inizio dei lavori della sezione tra i due confini nazionali e degli scavi per il tunnel sono programmati per il 2013. Non c’è modo di tornare indietro, l’Italia può solo accelerare e finire I lavori.

Mauro Moretti, direttore generale delle Ferrovie dello Stato italiane, esclude l’ipotesi di un cambiamento del tracciato della TAV. “Secondo me – aggiunge – i corridoi europei sono la base per costruire infrastrutture di cui non è fornita oggi l’UE, e per incrementare la competitività con le altre realtà nel mondo che stanno oggi investendo in infrastrutture come la Cina.

D’altra parte, la Val di Susa è ben lontana dalle logiche del mercato e della politica. Questa valle, che si trova in Piemonte circondata dalle Alpi e attraversata da un’affluente del Po, Il Dora Riparia. La piccola città di Susa da il nome all’intera valle, che si estende per 50 kilometri (31 mi) ed è la valle italiana più lunga. Come è facile immaginare, la valle è piena bellezze naturali. Il parco ospita e preserva rare specie di flora e di fauna. Susa, è anche una città storica. La sua posizione strategica era considerata strategica dai Romani che costruirono qui la loro base durante le guerre galliche. Le rovine rappresentano ancora un tributo alla città, dove tutto sembra rimasto puro ed incontaminato come migliaia di anni fa.

Qualcuno deve aver fatto presente tutto ciò all’inizio di questi eventi. Sebbene, L’UE e tutti i comissati abbiano promesso che Susa non soffrirà per questi cambiamenti, è difficile da immaginare che le cose resteranno le stesso con un treno ad alta velocità che taglia la valle molte volte al giorno. Parlarne non risolverà I problemi, le decisioni sono state prese e ora mancano solo pochi chilometri per finire i lavori e chiudere il progetto. Non c’è modo di tornare indietro.

Questa è un’emergenza che l’Italia deve affrontare immediatamente. L’UE ha già multato il Bel Paese per il ritardo nei lavori e considerando lo stato attuale del debito italiano, altre tasse possono solo rappresentare l’inizio di una catastrofe nel lungo periodo, insieme al completo isolamento della penisola dal resto dell’Europa a livello commerciale finanziario e di comunicazioni se la linea non sarà realizzata.

 

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Un Regno Unito?

La mia traduzione dell’articolo di Alex Jonhson per Gli Euros.

La Gran Bretagna verso un divorzio in famiglia?

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